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Intervista a Salvatore Biazzo

COMINCIAMO DALL’INIZIO. PERCHÉ UN VOLTO STORICO DI NOVANTESIMO MINUTO, UN CAPO REDATTORE DELLA RAI, DICIAMO PURE UN GIORNALISTA ARRIVATO, LASCIA TUTTO PER RICOPRIRE LA CARICA DI ASSESSORE AL COMUNE DI AVELLINO?

“Per spirito di servizio. Del resto, da questa città, non me ne sono mai andato, né quando, da inviato speciale, ho girato un po’ il mondo, né quando, per impegni sindacali e professionali, ho spesso stazionato a Roma, dove sicuramente le carriere sono più rapide, a volte fulminee. Un mio vecchio collega diceva che più si è vicini al sole, più ci si riscalda. Ho raggiunto ugualmente i miei obbiettivi, mi sono costati soltanto più fatica e qualche vertenza: cose che mi permetto di ascrivere a mio personale merito.”

E PERCHÉ HA POI ACCETTATO?

Perché ho accettato? Perché ci sono momenti in cui bisogna fare un passo avanti, mettersi a disposizione, trasformare le critiche in proposte, cogliere l’occasione per quello che considero un impegno di servizio, interpretare il bisogno della gente, assecondare la voglia di riscatto. La voglia di vivere.”

MA PER REALIZZARE UN PROGRAMMA OCCORRE TEMPO E LEI NON NE HA MOLTO A DISPOSIZIONE, COME FARA’?

“É vero, il mandato è a breve termine: quando ho accettato mancava meno di un anno alla scadenza. Sono stato consapevole sin dall’inizio della difficoltà, tuttavia credo che se le proposte e i progetti siano validi, pertanto condivisibili, si può fare ugualmente un buon lavoro, dare una svolta, lasciare un segno. Se prevalgono le chiacchiere sui fatti, allora una intera legislatura potrebbe non bastare. Io sono assessore da poco più di centocinquanta giorni, credo di aver lasciato un segno fin’ora, di aver fatto capire che le cose si possono fare, se si trascende da un mandato prettamente politico e si lavora per la gente, per la città.”

É UNA CRITICA A CHI L’HA PRECEDUTO?

“No. Non sono polemico con nessuno. Tanto meno con i miei predecessori. Conosco poco Tony Iermano, ma ritengo ci sia rispetto reciproco e molto recentemente ci siamo pubblicamente confrontati, convergendo su molti punti; conosco invece da più tempo Giuliano Minichiello, uomo di grande cultura e straordinaria sensibilità.
Francamente, però, non so quali difficoltà abbiano avuto, cosa non sia andato nel verso desiderato. Ma dal momento in cui mi sono insediato ho sempre guardato in avanti, mai indietro. Del resto il tempo a disposizione è così poco che devo necessariamente mettere mano alle cose da fare, che non sono poche. Non mi sento in competizione con nessuno, se non con me stesso.”

MA IN CONCRETO COSA INTENDE FARE?

“Io credo che la cultura non sia celebrazione rituale  o esercizio oratorio, e nemmeno soltanto reminiscenza oppure ostentazione della conoscenza. Cultura per me è sicuramente recupero della memoria, ma in  prospettiva. Il senso civico di una persona, il rispetto per gli altri, la tolleranza, tutto ciò è cultura. La conoscenza del territorio è cultura...Ma la cultura non può essere demandata al singolo individuo, all’iniziativa di una persona, deve diventare sistema. La ‘Mostra di Caravaggio’ che in pieno agosto ha portato alla Casina del Principe quasi trentamila persone è stata una operazione forte dal punto di vista emotivo e didattico, ha riavvicinato la gente alla cultura, alla conoscenza, ha reso universalmente fruibile l’arte. Del resto ‘le mostre impossibili’ stanno riscuotendo in tutto il mondo un successo straordinario proprio per questa capacità di dare un ‘quadro’ di insieme delle opere di maestri eccelsi, i cui originali sono disseminati nel mondo e perciò non fruibili facilmente. Ma pensate, in fondo, cosa conosciamo dell’arte se non ciò che abbiamo conosciuto a scuola e a scuola come ci veniva comunicata l’arte se non attraverso le foto dei libri di testo? Le ‘mostre impossibili’ sono, per così dire, propedeutiche, con le foto di un catalogo rispetto alle opere vere. Se noi ascoltiamo una canzone  dal vivo proviamo una emozione forte, riascoltarla su un disco ci toglie forse tutto il piacere di ascoltare?”

IN CONSIGLIO COMUNALE SI É PARLATO SPESSO DI TEATRO, COSA INTENDE FARE?

“Il teatro: il problema più delicato e importante. In tempi brevi bisogna prospettare all’esecutivo un modello di riorganizzazione e ristrutturazione. Il teatro è una azienda che produce spettacolo, intrattenimento, cultura, deve pertanto funzionare come un’azienda. Io chiamo il Teatro Carlo Gesualdo la ‘fabbrica della cultura’. In genere io chiamo queste istituzioni ‘fabbriche della cultura che possono produrre sviluppo’, se ci pensate è così. Nel teatro moderno, che vuole aprirsi al territorio, proporsi con una offerta non omologata a quella degli altri enti, ma originale, alternativa ad essi, occorre investire in qualità, ma anche nella produzione, nelle co-produzioni, nella formazione, nella ricerca di nuovi format. Il Teatro comunale deve proporsi come alternativa culturale nell’ambito dell’offerta di intrattenimento nella regione e diventare punto di riferimento per le regioni vicine.”

RIGUARDO ALL’ALTRA SUA DELEGA, QUELLA ALLA INFORMATIZZAZIONE, COME SI STA MUOVENDO?

“Partendo dal Teatro Gesualdo ho già confrontato con esperti della Telecom, i quali si sono dichiarati entusiasti, un progetto di Teatro tecnologico. Ma poiché sono abituato a rendere le cose concrete prima ancora di comunicarle, aspetto di presentare il progetto al quale stiamo lavorando da qualche mese, con Tedeschi e Gambale del Ced del Comune. Posso però anticipare almeno qualcosa: entro Natale la città di Avellino avrà la ‘public tv’, tre monitor allocati all’anagrafe, alla banca della Campania in pieno centro e nella hall dell’ospedale Moscati, forniranno in continuazione e in tempo reale immagini e notizie utili, come sui monitor agli aeroporti. É un segnale forte di modernizzazione della città. Poi tra qualche mese installeremo altri quattro monitor e così via.”

POLITICAMENTE COME É SCHIERATO?

“Provengo dal centro sinistra, questo lo sanno tutti, ma io mi sento un “tecnico”, uno chiamato a svolgere un lavoro e, come ho sempre fatto nella mia vita, sto cercando di svolgerlo al meglio delle mie possibilità.”

E ALLE PROSSIME ELEZIONI?

“Aspettiamo di arrivarci”

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